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Nuova etichetta per Rosato “Castello di Porcia”

Un restyling grafico che attinge ad avi illustri strizzando l’occhio a Steve Jobs.

Ci sono case history di vini ed etichette di successo molto interessanti non solo per gli addetti ai lavori. Appartengono in senso più ampio al mondo delle idee, della creatività, dell’intuizione, dell’eresia intesa come “spirito inquieto dell’indagine”.
Insomma non una storia per soli vignaioli e grafici. Penso ad esempio al designer Chuck House che creò  nel 1981 una delle etichette più diffuse al mondo, “the Frog’s Leap”, per 200 dollari e due casse di vino. Un’etichetta nata forse per gioco, un’immagine facile da memorizzare, simpatica, curiosa, divertente, una ranocchia che salta.

Poi ci sono bellissime storie di vini toscani e piemontesi, di loro etichette assurte a vere e proprie icone enologiche. Che un’immagine incisiva aiuti il prodotto, non è certo una novità. Ma quando si hanno 800 vendemmie alle spalle e la nobile storia di famiglia vede il succedersi di condottieri e letterati, uomini di chiesa e artisti, diplomatici e viaggiatori, governatori e valorosi militari, risulta davvero difficile, e direi inappropriato, disconoscere graficamente le radici del proprio passato e affidarsi ad una rana che salta per raccontare il proprio vino.

Rosato “Castello di Porcia” attinge la propria immagine grafica ad uno straordinario documento seicentesco di calligrafia dedicato dall’incisore Sebastiano Zanelle nel 1605 al conte Girolamo di Porcia, Vescovo di Adria e Nunzio Apostolico in Germania Superiore (che morì nel 1620) e nel 1610 fu  nel committente della costruzione del “Palazzo moderno”, detto “Novo del Vescovo” ossia dell’ala del Castello di Porcìa di gusto veneziano, a tutt’oggi residenza privata dei Porcìa e Bugnera.

Un libercolo conservato in ottimo stato e che ho potuto sfogliare con malcelata commozione, perché appunto non si tratta di concept di grafici innovativi, niente rane che saltano, ma aggraziati esercizi di calligrafia di 400 anni fa o giu’ di li’.

E Guecello di Porcia ha deciso di celebrare con la nuova etichetta del Rosato non tanto il documento antico o l’illustre avo, quanto l’importanza della calligrafia. Quell’arte straordinaria di cui raccontava Steve Jobs nella prima delle tre emozionanti storie del suo ormai celeberrimo discorso d’apertura alla Stanford University. Si, perché Steve Jobs nel 1972 al Reed college di Portland in Oregon frequento’  quello che era probabilmente il miglior corso di calligrafia del Paese. Apprese la differenza tra i caratteri con grazia e senza grazia. Imparò l’importanza della variazione dello spazio tra combinazioni diverse di caratteri, quali elementi fanno della tipografia una grande tipografia. E tutto il resto è storia di Apple. La nuova etichetta attinge dunque al nobile passato, ma è un pochino “hungry & foolish”.