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New concept store, wine dispenser, scaffale e sfuso

Posted by on aprile 15, 2013 in Blog | 0 comments

New concept store, wine dispenser, scaffale e sfuso

” Per capire quale potrà essere l’evoluzione dei canali distributivi in Italia- dice Lorenzo Biscontin su Biscomarketing– credo sia utile innanzitutto recuperare un concetto di marketing di qualche anno fa e poi passato di moda: il ciclo di vita del consumatore (….) Due aspetti diversi: i diversi stadi del rapporto del consumatore con l’azienda e i diversi comportamenti di spesa delle persone a seconda della fase del ciclo di vita in cui si trovano”.

Parto da questo post  che giustamente pone, fra i vari temi toccati, l’accento sul fatto che il comportamento d’acquisto debba essere associato alla fase relativa del ciclo di vita delle persone e non alle loro caratteristiche demografiche assolute. E deduco quindi che buon marketing non possa prescindere da ciò. Posso demograficamente, anagraficamente ecc. appartenere alla categoria dei foodies /35-45 anni ed essere potenziale target di eventi eno gastronomici, ma se ho appena partorito e sto allattando, forse le mie preoccupazioni e il mio stile di vita e di consumi, in questa fase di ciclo di vita, evolve in altre direzioni.

Segnalo poi due articoli usciti su Vigne e Vini di questo mese e che, pur presentando news apparentemente lontane, a mio avviso ben si legano al post di Lorenzo Biscontin:

  • il primo, di Manuela Soressi che ci racconta del Leclerc di Roques sur Garrone, presso Tolosa con la sua ampia offerta di etichette locali e vini francesi nei più vari formati (anche bag in box) per poi offrire in un’area dallo spettacolare design i Crus più pregiati (Petrus, Romanee-Conti ecc.). Parliamo in totale di 3500 referenze diverse, 15.000 bottiglie. Abbiamo cioè un esempio di enoteca che punta al lusso e “de-localizza” prodotti storicamente disponibili solo nelle grandi città, giammai in GDO. In Italia? Beh, a Milano e Verona c’è Signor Vino (gruppo Calzedonia).
  • il secondo, di Stefano Sequino: “il vino sfuso, nonostante la frenata nell’export, diventa il protagonista del mercato e dei consumi interni”. Così, anche lo Studio Rocchelli fa notare come nel tempio dei foodies (Eataly di Roma) si proponga la vendita dello sfuso alla spina. Quando si parla di vino sfuso, c’è chi arriccia il naso. Non stiamo parlando del vino in cisterna ma degli erogatori di vino sfuso nella grande distribuzione organizzata e dei retailer di grido. La soluzione della spina porta insomma quasi il vino del cantiniere in città.

Le nostre cantine, specie il Castello di Porcia,  hanno storicamente servito il vino sfuso, oltre al marchio classico in bottiglia, riflettendo l’andamento delle vendite di vino sfuso più in generale sul territorio nazionale, così come il comportamento d’acquisto e i trend che ritroviamo nei report di settore. Una valida alternativa alla damigiana è sicuramente il BAG IN BOX che consideriamo un prodotto maggiormente trasversale, meno legato al “ciclo di vita del consumatore” forse e più legato alle “occasioni” della vita sociale del consumatore (la grigliata con gli amici, il pic nic, la comoda scorta in barca, la partita di calcio a casa con gli amici).

Daniela Zanette