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Aziende vinicole e darwinismo digitale

Posted by on giugno 25, 2012 in Blog, News | 0 comments

Aziende vinicole e darwinismo digitale

Di ritorno da State of the Net l’adrenalina è alle stelle:  ascoltare dal vivo Vincenzo Cosenza o Dave Snowden, solo per citare due dei moltissimi grandi interpreti della rete presenti al convegno a Trieste, rende ancora più urgente la necessità di riflettere sulle scelte di comunicazione/marketing di chi opera nel settore vino.

Una concetto mi è rimasto particolarmente impresso, quello di darwinismo digitale:  un fenomeno- per dirla con Brian Solis  – “in cui società e tecnologia si evolvono più velocemente della possibilità per l’organizzazione di adattarsi“. Ed è proprio così, specie nel settore agricolo, ove i tempi sono legati ai lunghi ritmi di semina e raccolto, di vendemmia in vendemmia. E la rete nel frattempo è cambiata, la società è cambiata, i nuovi smart phone hanno applicazioni che due vendemmie fa non esistevano. E le attività di marketing in rete, che nel frattempo si sono lentamente pianificate, avrebbero forse dato risultati migliori in una rete “altra”, ormai superata.

Un susseguirsi dunque di fatiche di Sisifo?

Direi di no, perché  è un pochino come quando il malato ammette la propria patologia, è consapevole del problema, non sa come risolverlo subito, ma va dal medico e intraprende una cura. Il medico dev’essere un bravo medico, ma il malato deve  saper accettare la cura…..

Un esempio: dai like allo share.

Fino ad un paio d’anni fa (non parlo dunque di secoli fa, ma di soli due anni fa, vendemmia 2010 per capirci….) una delle priorità per le aziende vinicole  (e non solo) che si affacciavano curiose al mondo social, era la caccia ai LIKE per la Corporate Page. Press the like botton! Quanti amici hai? Quanti fans o follower hai?

Si è visto poi che se il numero di fans (ossia l’audience) è importante, l’importanza diviene molto relativa se paragonata al numero di condivisione dei contenuti. Insomma il key factor è la viralità.

Se i contenuti di una pagina vengono condivisi l’impatto dei like è relativo. Tutti riempiamo di contenuti i nostri blog, postiamo, aggiorniamo, ma quanti dei nostri contenuti vengono condivisi sui blog /pagine/profili dei nostri fans/followers?

Quanto di ciò che raccontiamo viene ritenuto importante da far dire ” mi piace”? E quanto di ciò che raccontiamo viene ritenuto così importante da portarci a fare uno sforzo in più, ossia lo sharing? Quindi in rete vale di più oggi una Pagina che riesca a essere presente su tanti altri blog/ profili grazie alla condivisione dei suoi contenuti, più che una pagina che vanti migliaia di likes. Ed eccoci al ROI. Return on investment? Noooo!!!! REALIZATION OF INFLUENCE!

Quant’è influente la propria pagina?  Il top sarebbe riuscire a mappare gli influenzatori, cioè coloro i quali, facendo sharing dei contenuti influenzanoaltre comunità aiutando così la crescita o la distruzione della reputazione dell’azienda in rete.

 “Le metriche specifiche di  piattaforma social non vanno confuse con le metriche di business (che hanno a che fare con la riduzione dei costi, l’aumento dei ricavi, la soddisfazione del cliente)“- dice Cosenza-  (God Bless him!) ma devono essere scelte in funzione degli obiettivi aziendali.

Cosenza cita Einstein quando il grande fisico diceva che “non tutto ciò che può essere contato conta, e non tutto ciò che conta può essere contato“. Insomma l’attività social  è un’attività tesa a generare uno scambio di valore tra persone.

E gli aggregatori semantici possono aiutarci nel leggere meglio dati statistici, offrendoci anche delle sorprese. Alla conferenza ho scoperto che il blog Bimbo Alieno ha avuto più peso di Milano Finanza quando la lettura delle statistiche si è spostata dai quanti, ai cosa, ai dove sono i cosa.

Have a nice day. And share! if you like it.